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............ "La Verità "
Verità

Come ha cercato di spiegarci  l’esistenza

di Dio nei tempi moderni la Filosofia.

Da un secolo e mezzo a questa parte”, dice Padre Raniero Cantalamessa, il grande Frate predicatore francescano in una sua illuminante catechesi sulle onde di Radio Maria, “c’è stata un’accelerazione. Tutto incomincia con un filosofo che si chiama Cartesio, il quale, col suo celeberrimo motto, (scimmiottato anche oggi da molti): “DUBITO, PENSO, QUINDI SONO!” riduce Dio all’idea che l’uomo si è fatta di Dio”.
Verrebbe subito da dire a Cartesio: “Ma SE PENSANDO DUBITI, è proprio PERCHE’ NON SEI!”. Nella Bibbia, se ricordate bene, è Dio infatti che dice: “IO SONO!”. Cartesio mette al centro l’uomo per arrivare a Dio.
“Poi arriva Kant,  un altro filosofo, il quale, a ragione, dice: “No no no nò: non è possibile dimostrare l’esistenza di Dio con l’IDEA di Dio che noi ci siamo fatta di Lui”.
Poi arriva Heghel, il quale assolutizza l’idea di Dio dicendo che nel filosofo avviene la suprema autocoscienza di Dio. Il filosofo (la sua Ragione) è dunque l’Assoluto. Egli amava tuttavia prendere spesso in giro il suo maestro, Schelling, il quale diceva che l’assoluto è un punto nero dove tutte le vacche sono nere, anche quelle bianche.
Infine arrivano Feuerbach (pron:Foierbach), Marx e Freud (pron:Froid) che prendono in pratica a martellate l’idea stessa di Dio.
Feuerbach, in particolare, che è stato un po’ il maestro di tutto l’ateismo moderno, dice che l’Uomo oggettiva nella religione un’immagine distaccata e fantastica di sé stesso, per cui la fede in Dio non sarebbe che la fede nella propria dignità umana, nella propria essenza umana; in altre parole non è Dio che ha creato l’Uomo a Sua immagine, ma è l’Uomo che ha creato Dio a sua immagine, proiettando all’esterno quello che ha di meglio in sé stesso.
Arriva Marx, il quale fa di questo pensiero la base del suo ateismo  teorico: l’ateismo di Karl Marx, con una differenza, rispetto a Feuerbach, che cioè Dio non è la proiezione di quello che c’è di bello e di perfetto nell’Uomo, ma di quello che gli manca. Dio è la proiezione dei bisogni inappagati dell’Uomo: l’oppio dei popoli. Questa teoria ha avuto tanto successo quanti sfracelli ha causato, e per un lungo periodo ha invaso gran parte del nostro pianeta.
Ma non è finita: arriva Freud, il quale dà di questa teoria una versione non più sociologica e neppure antropologica, ma psicologica. Egli in pratica riconduce tutto ad una questione parentale, cioè Dio sarebbe la proiezione del bisogno che l’Uomo ha, uscito dall’infanzia, di protezione paterna e materna. Un Dio giusto e onnipotente è la sublimazione grandiosa del padre e della madre.
Essi, in pratica, per un certo periodo, hanno visto nella Speranza Cristiana, la vita Eterna, il Paradiso, l’evasione, la proiezione illusoria dell’Uomo dei suoi bisogni, dei suoi desideri inappagati, in un futuro fantastico, che però li distrae dall’impegno in questo mondo. In più il marxismo, accorgendosi che gli uomini non possono vivere senza Speranza, per bocca di Ernest Bloch, un filosofo che voleva un marxismo dal volto umano, inventa il principio-Speranza, che è qualcosa di più grave, perché pretende di essere l’EREDE della Speranza Cristiana; d’averla addirittura superata e di offrire una Speranza MIGLIORE. Come l’Epistola agli Ebrei diceva che il Cristiano ha una Speranza migliore rispetto a quella dell’Antico Testamento, qui ci si pone come Terzo Testamento, con una Speranza ancora migliore. Questa Speranza è la Rivelazione dell’Uomo, ossia di quella capacità umana che ancora non si è espressa, quel divario tra ciò che l’Uomo E’ e ciò che potrebbe, o dovrà un giorno essere. Ossia qui il contenuto di questa Speranza è che un giorno utopico (perché è chiaro che siamo nell’utopia) l’Uomo si rivelerà per quello che è veramente. Allora ci sarà la piena identità tra quello che l’Uomo E’, di fatto, e quello che PUO’ essere, e quella che per i Cristiani è la Patria Celeste, qui diventa la Patria dell’Identità .
Caduto il marxismo, quanto appena detto, ha naturalmente perso di credibilità,
E’ continuato però quello che Giovanni Paolo II, nell’enciclica sullo Spirito Santo, chiamava “ il perverso genio del sospetto”.
Il sospetto ha qualcosa di particolare, di perverso, perché se uno ti oppone una ragione, a una ragione tu puoi rispondere, contraddirla, opporre un’altra ragione, ma al sospetto nò; il sospetto sfugge alla dimostrazione, e in questo è veramente “sospetto”,  perverso. Il pensiero che non è Dio che ha creato l’Uomo a sua immagine ma è l’Uomo che si è creato un Dio a sua immagine, seduce per la sua apparente semplicità, perché dà l’impressione di risolvere tutto di colpo. Infatti, se fino ad un certo punto si credeva che la materia fosse una proiezione dello Spirito, oggi si dice il contrario, e cioè che lo Spirito-Dio è una proiezione della materia, di questo mondo. “Non più Cielo, non più Inferno, nient’altro che la terra”: sono parole di Sartre, uno dei capostipiti di questo pensiero, di questo tipo di cultura, ed oggi molti cosiddetti colti quando sentono parlare di fede sorridono sufficienti, come a dire: “Poveretti, non sanno come stanno le cose…”. La verità è che LORO non sanno come stanno le cose, e se ne accorgeranno cosa significa credere più negli uomini che nel Cielo. Loro, come molti altri di noi, oggi, preferiscono credere negli uomini, e non considerano nemmeno la Rivelazione, la stessa venuta di Gesù Cristo, i Suoi tanti miracoli eucaristici, le tantissime Apparizioni della Madonna su questa terra, Segreti, Miracoli, ecc. Volutamente e colpevolmente hanno ignorato e ignorano tuttora il Cielo e la propria ed altrui salvezza, causando inoltre la rovina di questa terra.
E quando un filosofo come Nietzsche (pron. Nicc) grida, o fa gridare ad un personaggio di una sua opera: “Dio è morto. Noi l’abbiamo ucciso”; oppure un ateo come Sartre dice : “Dove nasce Dio muore l’Uomo”, e ancora: “Non c’è ne più Cielo, né più Inferno, non c’è nessuno per giudicarmi, né in Cielo né sottoterra, ma solo terra: lacrime di gioia”, oppure: “Se Dio esiste io sono nulla”…, noi non possiamo che rabbrividire a queste parole, e testimoniare con più forza ai nostri fratelli il Dio Vero, quello di Abramo, Isacco, Giacobbe, e poi l’Emmanuele, il Dio con noi: Gesù Cristo, RISORTO, E VIVO, OGGI!

Vediamo adesso cosa ne pensa di Dio, un insegnante di filosofia di oggi, il prof. Luigi Vena, calabrese, di Cosenza, tra l’altro grande amico di chi scrive.
“Il problema di Dio”, ci dice: “quello sulla Sua esistenza e sulla Sua essenza, costituisce una delle più grandi questioni in ambito filosofico. La filosofia come esercizio di razionalità quasi sempre si pone in contraddizione con la Fede. Soltanto in pochi filosofi esiste un tentativo di conciliare queste due sfere del pensiero umano, come ad esempio in Blaise Pascal, il quale tenta di pervenire ad una sintesi tra ragione e Fede.
La mia posizione è la seguente: l’uomo raggiunge il massimo della sua completezza quando accoglie dentro di se tutte le migliori possibilità che l’esistenza gli offre”.
Sono d’accordo. E’ proprio considerando tutto quanto c’è da considerare che l’uomo arriva a Dio, al vero Dio, e una volta considerato tutto e trovatoLo, ci accorgeremo che ha molto, ma molto a che fare con Gesù Cristo. Anzi, è proprio Lui.

Quindi il vero Dio è Gesù Cristo, o meglio, la seconda persona della S.S. Trinità, che comprende anche il Padre e lo Spirito Santo: Unico Dio; il quale è venuto sulla terra a compiere le promesse Messianiche contenute nell’Antico Testamento, svelandoci inoltre il Padre e lo Spirito Santo. E oggi a Medjugorje, dopo venti secoli di Missioni sulla terra, manda ancora Sua Madre, e a Thurio viene Egli stesso in compagnia di Sua Madre, a ricordarci, chiarirci, confermarci e “provarci” ancora la Sua Verità: “Io sono la Via, la Verità e la Vita. Chi crede in me, anche dopo morto, VIVRA’!”.
“Se guardiamo la vita di Gesù”, dice Mons. Comastri in una delle sue illuminanti catechesi “tutto ci appare paradossale. Gesù è nato povero, ed è vissuto da povero. Al punto tale che un giorno disse: “Gli uccelli hanno il nido, le volpi hanno le tane, ma il Figlio dell’Uomo non ha neppure dove posare il capo”. Ora noi sappiamo che i poveri non hanno fatto mai la storia. Com’è stato possibile allora che Gesù, povero, si sia imposto nella storia degli uomini nella quale contano soltanto i potenti?
Gesù ha predicato un Messaggio controcorrente. Ha detto: “Beati sono i poveri”: chi lo dice mai? “Beati sono i miti”: chi si azzarda a dirlo? “Beati sono i puri”: chi oggi ha il coraggio di ripeterlo? “Beati sono i perseguitati”: ma questo è un messaggio da dimenticare! Eppure, sono passati duemila anni, e gli uomini NON RIESCONO a dimenticare il Messaggio di Cristo.
Ha scelto come collaboratori gli uomini apparentemente meno idonei al successo: un pugno di pescatori,  e li ha buttati per le strade del mondo di allora in un’avventura che umanamente era destinata al fallimento; eppure quegli uomini hanno scosso le fondamenta dell’Impero Romano, e la loro testimonianza è giunta indenne sino a noi.
Gesù è morto crocifisso. La croce veniva chiamata allora “vile supplicium”, cioè il patibolo della gente che non vale niente. Un crocifisso DOVEVA essere dimenticato! DOVEVA CHIUDERE la sua avventura sul patibolo! E INVECE GESU’ CRISTO E’ PIU’ VIVO ED ATTUALE CHE MAI! Come si spiega?!
E sulla strada di Cristo sono accaduti ed accadono tuttora fatti inspiegabili.
Paolo (1), un violento, un persecutore, un uomo che non voleva neppure sentire il nome di Cristo, improvvisamente si converte, diventa un discepolo affezionatissimo, al punto da dire: “Da quando ho incontrato Cristo tutto il resto per me è diventato spazzatura. Per me vivere è Cristo, e morire è un guadagno”. E pensate, lui che perseguitava Cristo, RESTA FEDELE a Cristo fino a farsi tagliare la testa. Come si spiega questo?!
Agostino d’Ippona(2): un genio, un grande di tutti i tempi, un uomo che ha cercato in tutte le direzioni, quando ha incontrato Cristo ha esclamato: “Tardi Ti ho amato, tardi Ti ho amato, bellezza così antica e così nuova; tardi Ti ho amato”. Perché? Perché ha incontrato Cristo!
E Francesco d’Assisi: un uomo socialmente fortunato, figlio di un ricco mercante, improvvisamente abbandona tutto e si fa povero scegliendo una povertà radicale, come quella di Cristo, e si mette all’ultimo posto. Doveva finire come uno stravagante, un poveraccio, Francesco, e invece diventa un faro che illuminerà tutto il millennio. Perché? Perché si è fatto discepolo di Cristo! Perché l’ha preso sul serio! Perché l’ha seguito sino in fondo!
E nel secolo appena alle nostre spalle, il XX, un umile fraticello, Padre Pio da Pietrelcina, nel 1918, mentre sta pregando davanti a un crocifisso, offrendosi vittima dei peccati del mondo, si ritrova impresse nel corpo le ferite del Crocifisso. E queste ferite restano inspiegabilmente aperte per cinquant’anni. Come si spiega?
 Alla radice di tutto c’è sempre Lui, Gesù Cristo!
E nel 1962 muore in Germania, all’età di sessantaquattro anni, Teresa Newmann, una contadina bavarese che per 36 ANNI si nutre sempre e solo di Eucarestia. Molti non ci credono. Si formano commissioni che la vigilano giorno e notte, ma tutti alla fine devono esclamare: “E’ vero! Questa donna vive solo e soltanto di Eucarestia”. Come si spiega?! All’origine di tutto c’è sempre Lui, GESU’ CRISTO!
Ma tante tante altre sono le testimonianze alla radice delle quali c’è sempre LUI, Gesù Cristo. Vedi Marthe
Robin(3), Teresa Newmann(4), ecc.

CHI ERA, LUI? Quale meraviglioso compimento si è adempiuto in Lui?
Noi crediamo(5) che in Gesù Cristo si è compiuto il fatto più impensabile, il fatto più inaudito, il fatto che gli uomini non avrebbero potuto neanche pensare: in Gesù Cristo, Dio, Dio stesso è entrato nella storia degli uomini; il VERBO di DIO si è fatto carne e ha messo la sua tenda in mezzo a noi. Il Papa, Giovanni Paolo II, nella “terza millenium avveniente” esclama: “Quale altro compimento poteva avere il tempo?! Quale altro compimento potevamo aspettarci?!

L’ETERNO

è entrato nel tempo!”.
“Ecco perché c’è speranza!” dice ancora Mons. Comastri. “Ecco perché non dobbiamo avere paura di niente, qualsiasi cosa accada! Dio si è fatto vicino, è entrato nella nostra storia, e allora questa nostra storia è carica di speranza.
Essere Cristiani vuol dire farsi attraversare da questa inaudita, meravigliosa notizia; fino a farla cantare dentro, e a farla diventare TESTIMONIANZA. Si, testimonianza! Poiché per la prima volta la Chiesa di Dio, il popolo di DIO, si trova a vivere in un contesto nel quale è esplosa una delle più drammatiche povertà che l’Uomo possa conoscere. E’ esplosa la povertà del significato; è esplosa la povertà degli ideali; è esplosa la povertà delle ragioni per amare la vita e per entusiasmarsi della vita. Mentre noi gridiamo che il tempo è compiuto, Dio è venuto in mezzo a noi, che la speranza è dunque possibile, per altri si sta compiendo un dramma: sono convinti che il tempo sia vuoto, banale, ateo, insignificante. Sono ammalati della più tremenda e drammatica delle povertà.
Nel secolo scorso Federico Nietzesche, morto proprio agli inizi del secolo, nel 1900, è arrivato a scrivere: “Dio è morto, ma stando alle leggi degli uomini, ci vorrà ancora del tempo prima di graffiare dalle caverne degli uomini anche l’ombra di Dio. DIO E’ MORTO!”.
E un filosofo più vicino ai nostri giorni, Jean Paul Sartre, ha dichiarato: “L’Uomo è una passione inutile”.
Le conseguenze di una simile convinzione sono drammatiche. Mentre il tempo si è svuotato, l’Uomo è diventato tecnicamente più potente. E questa situazione ha creato un dramma nel dramma. Nel 1952, non a caso, Alberto Swaizer, dopo aver ricevuto il Premio Nobel, ha dichiarato: “IO TREMO davanti alla situazione che si sta delineando davanti ai nostri occhi. L’Uomo è diventato un SUPERUOMO riguardo al Potere, ma è diventato DISUMANO; è diventato MENO UOMO”.
E un filosofo tedesco, Martin Heidegger (pron: Aideker), ha dichiarato: “Nessuna epoca come la nostra ha saputo di meno che cosa sia l’Uomo!”.
E un discepolo di Heidegger, Hans Jonas, morto nel 1993, ha rincarato: “OGGI IL MASSIMO POTERE SI SPOSA CON IL MINIMO DI SAPIENZA”.
E’ una situazione paradossale, una situazione drammatica!”. E le conseguenze si vedono, fratelli e sorelle! Siamo nel caos più totale, ad un passo dall’autodistruzione!
Vedete in quale società e in quale contesto noi oggi dobbiamo far suonare la “tromba” di Cristo! “Dobbiamo ritrovare TUTTI”, come ha detto il predecessore di Benedetto XVI, Giovanni Paolo II, “stupore, davanti al Mistero del Padre che ha dato il Suo Figlio, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna.Ed OGGI, anche oggi, a Medjugorje, il FIGLIO manda Sua Madre, a ricordarci questo.

(1)Saulo di Tarso, che poi divenne S. Paolo.

(2) S. Agostino.

(3) Marthe Robin: la sua luminosa storia è raccontata brevemente ne “Il Tempo di Primavera”, pag. 87. Piace qui aggiungere un episodio bellissimo della sua vita, attinto dal meraviglioso libro di Suor Emmanuel Maillard “Medjugorje, gli anni ’90, il trionfo del cuore!”.
Al suo letto, mèta di pellegrinaggio, anche di persone di grande cultura che trovavano in lei conforto consigli e speranza, un giorno si presentò  una donna. La poveretta era preoccupata perché il marito era disperso in guerra, e lei aveva ben otto figli da mantenere e crescere. Sentendo parlare di lei, preparò con cura le domande da farle, e partì. Ma quando arrivò da Marthe, nei pochi minuti che rimase con lei, non ebbe neanche il tempo di dire una sola parola: Marthe le parlò dei suoi bambini, della fattoria, delle faccende domestiche… E poi la congedò dicendole: “Appena ritornata a casa apparecchi la tavola come per una festa, e prepari una cena deliziosa per i suoi bambini”. La poveretta se ne andò addoloratissima e delusissima. Aveva sperato tanto di sentire parole di conforto e di speranza da lei, ed invece si era sentita dire di preparare una cena deliziosa per i suoi figli. Tuttavia arrivata a casa, sia pure con la morte nel cuore, raccolse  tutti i pochi soldi che aveva, e li utilizzò per preparare la deliziosa cena per i suoi figli. Poi con i bambini si mise a tavola.
Stavano per iniziare a mangiare quando sentirono suonare alla porta. La buona donna andò ad aprire e sulla soglia di casa trovò il marito  tornato dalla Germania, giusto in tempo per la festa. 

(4) Teresa Newmann: anche la sua luminosa storia è racconta ne “Il Tempo di Primavera”, pag.87.

(5)  Per Rivelazione, per segni e miracoli, per intelligenza e ragione, e quindi per Fede.